Oddio.
Ricordo tutto.
Lui alla mia porta. Io che gli apro con la testa che gira e il cuore che mi scoppia nel petto.
I suoi occhi di giada che mi fissano, per la prima volta senza filtri, senza nascondere il fuoco violento che li brucia.
La sua bocca semi aperta e quelle labbra rosse come il sangue che si avvicinano e poi sussurrano il mio nome come fosse la parola più erotica del mondo.
Le sue mani sui miei fianchi e i nostri corpi uno contro l’altro. Il suo forte e deciso, il mio fragile e arreso. Mi spinge dentro e mi appoggia al muro senza smettere di baciarmi, senza smettere di gemere nella mia bocca.
La sua camicia con i primi bottoni aperti lascia intravedere ciò che già mi aveva mandata fuori di testa in sala conferenze e mi invita a fare un passo audace che di solito non farei.
I suoi occhi di giada che mi fissano, per la prima volta senza filtri, senza nascondere il fuoco violento che li brucia.
La sua bocca semi aperta e quelle labbra rosse come il sangue che si avvicinano e poi sussurrano il mio nome come fosse la parola più erotica del mondo.
Le sue mani sui miei fianchi e i nostri corpi uno contro l’altro. Il suo forte e deciso, il mio fragile e arreso. Mi spinge dentro e mi appoggia al muro senza smettere di baciarmi, senza smettere di gemere nella mia bocca.
La sua camicia con i primi bottoni aperti lascia intravedere ciò che già mi aveva mandata fuori di testa in sala conferenze e mi invita a fare un passo audace che di solito non farei.
Ma di solito non mi trovo tra le braccia l’uomo da cui sono attratta come da un magnete, che mi fa aumentare il battito cardiaco ogni volta che lo vedo, e che con le sue parole ha conquistato anche la mia mente.
Quindi passo all’azione e gli strappo letteralmente la camicia di dosso, mentre, per un riflesso ferino gli mordo una spalla.
“Cazzo...” sibila con i denti stretti.
“Cazzo... cazzo... cazzo...”
Ruggisce prima di fare a brandelli il mio prendisole e prendermi in braccio, sempre contro il muro dell’ingresso.
“Lo senti? Lo senti cosa mi fai?
Lo senti in che stato mi trovavo ogni fottuta volta in cui ti vedevo? Volevi che smettessi di scopare ogni donna che incontravo?
Bene, Dottoressa Swan... sappi che ci sei riuscita.
Non vado con una donna da mesi. Non ci penso nemmeno più, e sai perché?
Bene, Dottoressa Swan... sappi che ci sei riuscita.
Non vado con una donna da mesi. Non ci penso nemmeno più, e sai perché?
Perché tu sei l’unica che ho in mente da quando mi sono trasferito a Boston. L’unica che voglio. Che desidero. Che sogno.”
La sua bocca sul mio collo, le sue mani fra i miei capelli.
Le mie sui suoi pantaloni.
I suoi pantaloni a terra, accanto al mio vestito.
Seguiti dai suoi boxer. E dalle mie mutandine.
“Prima di venire a farmi aiutare da te pensavo di vivere in un incubo... ma ora è peggio. E’ molto peggio.
Mentre tu, invece, sei andata avanti con la tua vita, vero? Non ti sei nemmeno accorta di quello che mi hai fatto, di questo incantesimo così potente, così devastante.
Una tortura, dottoressa.
Una tortura crudele e constante.”
Una tortura, dottoressa.
Una tortura crudele e constante.”
Le sue labbra sui miei seni, la sua lingua che ci gioca, che lecca, che morde, mentre le sue parole continuano ad uscire in un alito caldo che manda a fuoco la mia pelle.
“Tu e il tuo transfert erotizzato ... Ci credevi davvero a quelle stronzate, o avevi solo paura di questo, di quello che c’era tra di noi allora? Di quello che c’è tra noi in questo momento...
Pensavi davvero che ti volessi perché eri l’unica donna con cui non ero stato a letto?”
La sua bocca che sale lenta e meravigliosa lungo la mia clavicola e le sue labbra sul mio collo, sulle mie orecchie. La sua voce, un sussurro roco.
“Ogni cazzo di seduta mi chiedevo perché diavolo il destino non ti avesse messo sulla mia strada prima Sono sicuro che non avrei avuto bisogno di saltare da un letto all’altro se tu fossi stata mia...”
Le sue dita tra le mie cosce, sfiorano e penetrano e si riempiono della mia eccitazione, spargendola tra le mie labbra, preparandomi a quello che inevitabilmente seguirà.
“Anche tu le sentivi come le sentivo io, vero?
L’attrazione.
La chimica.
La magia.
Anche tu volevi che succedesse questo, come lo volevo io? Anche tu vivevi nella mia stessa, identica, continua tortura?
Dimmi che è così... Dimmelo...”
Dimmi che è così... Dimmelo...”
Le sue braccia mi bloccano, forti e sicure, contro il muro dell’ingresso.
La sua erezione spinge contro di me.
Dentro di me.
Di poco.
Di niente.
Potrei impazzire se non mi fotte ora.
“Dillo, o ti metto a terra e me ne vado ...”
La mia bocca sulla sua, mille volte più aggressiva.
Le mie mani gli tirano i capelli, come hanno sognato mille volte di fare.
Il mio corpo risponde al posto della mia voce.
Ma non è abbastanza.
Vuole di più.
“Dillo o questa cosa, se non è ricambiata fino in fondo, finisce ora.”
Mi allontano solo di un secondo e lo fisso negli occhi.
Ed è inutile scappare ancora.
Non ha senso.
Non voglio.
“Sempre. Ogni dannata volta e nei mesi a seguire come un’ossessione, la mia ossessione.
Tu parli di tortura a me?
Credevi fosse facile?”
Tu parli di tortura a me?
Credevi fosse facile?”
Gli mordo un labbro con violenza.
“Credevi fosse facile sapere cosa facevi, con chi, come... e non poterti avere? Credevi che non sognassi ogni volta di essere io quella chefottevi, in ginocchio davanti a te o sdraiata sul tuo letto? Mai lavorato così di merda con un paziente, Cullen!
Mai! E tutto per colpa tua...”
Mai! E tutto per colpa tua...”
Mi guarda per un secondo e i suoi occhi so fanno dolci, caldi, teneri: “Davvero?”
“Davvero.”
In un movimento lento ma deciso entra dentro di me, sussurra il mio nome.
“Isabella”
Senza distogliere lo sguardo dal mio.
Entrambi siamo senza fiato, mentre entra, centimetro dopo centimetro, lentamente, languidamente, dentro di me.
Torturandomi con i suoi occhi, la sua lingua, le sue mani e quel meraviglioso pezzo da collezione che ha tra le gambe.
Entrambi a bocca aperta ed occhi lucidi per l’intensità della cosa.
“Lo sapevo, cazzo... lo sapevo che sarebbe stato incredibile...”
“Ti prego ....” lo imploro.
E finalmente in risposta alla mia preghiera inizia a muoversi, perfetto, sicuro, e sconvolgente.
Come l’avevo sempre sognato e ancora di più.
Spinta dopo spinta, mi prende e si impossessa del mio corpo e della mia anima.
Le sue labbra ancora sulle mie, ma baciarsi diventa quasi impossibile perché entrambi respiriamo affannosamente e gemiamo, al punto da farci mancare l’aria.
Il suo corpo si muove secco e veloce dentro al mio, il suo ritmo dapprima regolare diventa erratico e lo sento ruggire il mio nome, mentre, finalmente mi viene dentro.
E io vengo con lui, scossa da contrazioni che mi fanno gridare in coma mai prima, provando il piacere più intenso ed assoluto della mia vita.
****************
Gli accarezzo il viso e nel guardare il suo sorriso sereno nel sonno, quelle ciglia da cerbiatto sui suoi zigomi alti, forti e leggermente arrossati, mi si stringe il cuore.
Ora ricordo tutto e la fede al mio anulare sinistro è la prova che non è un sogno.
Dopo quel momento folle e incredibile contro il muro adiacente la porta d’ingresso della mia stanza d’albergo, abbiamo fatto ancora l’amore.
Questa volta nel mio letto.
Lentamente e dolcemente.
E proprio all’apice del mio piacere me lo ha chiesto, forse scherzando, forse no.
“Non posso più perderti. Mai più. Vuoi sposarmi, Isabella?”
E quale donna, in un momento del genere, travolta da feromoni a secchiate e orgasmo galoppante avrebbe detto di no?
Siamo usciti e abbiamo cercato una di quelle infami cappelle per matrimoni di cui è piena Las Vegas.
E lo abbiamo fatto.
Ci siamo sposati.
Ricordo tutto e sorrido.
Sorrido estatica. Per nulla spaventata o scandalizzata dal nostro matrimonio avventato e folle.
Perché non sono pentita.
Non sono pentita per niente.
Lo rifarei mille volte.
Senza la minima esitazione.
E mentre ancora sogno ad occhi aperti, ricordando la notte più incredibile della mia vita, mi accorgo che ora anche Edward è sveglio e mi guarda con uno sguardo malizioso e consapevole e quel sorriso meraviglioso, sexy e tenero, che gli ho visto dopo avere accettato la sua incredibile proposta e che non lo ha abbandonato più da allora.
Si tira su e le sue labbra sulle mie.
Poi la sua voce dolce come lo zucchero, mi dà il buongiorno.
“Dormito bene, Signora Cullen?”
FINE.
FINE.




